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Teobaldo da Vinci ha esplorato a suo modo i vari significati e modi della
ricerca plastica, riproponendola alla nostra attenzione come più complesso
e più ricco linguaggio del nostro tempo, di questo nostro secolo che
sicuramente entrerà nella storia come uno dei grandi secoli della
scultura, così come il prossimo si annuncia come il secolo della
virtualità. Sorprendentemente , proprio il ‘plastico’ e il ‘virtuale’
nelle sculture in
plexiglas di
Teobaldo da Vinci si coniugano, poiché da molti anni ormai egli conduce
una ricerca tecnica e formale su sagome di plexiglas, esaltandone le
potenzialità di occupazione dello spazio unitamente alla possibilità di
racconto formale in virtù delle risorse suggestive di luce, di rifrazioni,
modulazioni, frequenze, intervenendo anche con il colore …. dunque ha
sperimentato a lungo la plasticità e la mobilità della luce, la
possibilità di modularla in segni, scritture, fino a modellazioni
plastico-cromatiche che certamente sono state alla base del suo manifesto
programmatico di
scultopittura in plexiglas. L’abilità nella definizione grafica e
spaziale (giocando sulle profondità dell’intaglio e sugli effetti luminosi
delle stratificazioni del materiale ora perfettamente trasparente, ora
opaco, ora dipinto) consente a Teobaldo da Vinci di accentuare ora
sequenze di riverberi emotivi e intellettivi, ora effetti di marezzatura,
come se l’immagine emergesse dalla memoria profonda o nelle opere più
recenti fosse colta in una situazione, reso sensibile, di onde
elettromagnetiche, entro
campi d’energia. La complessità grafico pittorica e plastica
di un sistema di segni e vibrazioni luminose che si moltiplicano nella
trasparenza del plexiglas in tensioni ora centripete e in profondità, ora
centrifughe per dilatazioni di campo di magica suggestione
evocativa,….attestano in modo evidente l’amore per la sua città, la sua
passione per l’evidenza plastica dei gesti, e la sua sensibilità in
relazione ai flussi energetici, magnetici, orgonici in cui l’uomo è
coinvolto. Il
plexiglas gli dà modo d’indugiare nell’ideazione/progettazione di città
futuribili di modellare utopie urbane come luoghi dell’armonia
dell’ordine, della trasparenza e della luce,… così che s’impone non solo
la consapevole vocazione umanistica già sottolineata da molto critici, che
di lui hanno scritto, ma soprattutto una visione attuale dell’arte come
recupero della memoria, dell’energia vitale e insieme proiezione e
progettazione del futuro. La peculiarità del materiale e degli interventi
d’intaglio e di pittura che con molta sapienza tecnica e originalità
d’intenti ha saputo declinare, danno immediata percezione della qualità
del suo lavoro, apparentemente semplice, in quanto ricercatamente
simbolico araldico, ma in realtà testimonianza di un’attenta ricerca di
tridimensionalità, la quale non nasce dall’osservazione e dall’imitazione,
del reale ma da uno spazio psichico che si estrinseca nella profondità del
rilievo come dai sedimenti della coscienza profonda.
I Quaderni
dell’Arte Dic.1997 |